Carrello

Top
Lalulalà / Blog  / Alto contatto: cos’è e perché è così speciale per i bambini

Alto contatto: cos’è e perché è così speciale per i bambini

Si sente sempre più spesso parlare di concezione della genitorialità ad alto contatto o, come si usa dire in inglese, “natural parenting”.

Ma il concetto è nei fatti estremamente semplice: si tratta di ascoltare i bisogni del proprio bambino azzerando dalla mente le sovrastrutture d’indipendenza imposte dalla società. Infatti – e mi sembra ovvio – nessun bambino nasce autonomo e in grado di “cavarsela da solo”: questo vale per tutti i mammiferi che coccolano e proteggono il loro piccolo finché non è in grado di staccarsi dalla mamma.

Perché non dovrebbe valere anche per gli uomini? Perché purtroppo la società moderna ha imposto ai genitori un ruolo marginale dove la loro esistenza sembra non dover ruotare intorno a quella dei figli. Attenzione: genitori, non mamme. Questo processo di accudimento, questo alto contatto, infatti, dovrebbe essere condiviso in famiglia per renderlo maggiormente efficace.

Ma, dicevamo, le sovrastrutture impongono che il bambino debba essere “lasciato piangere”, che il bambino non debba “essere viziato”, che il bambino non debba “dipendere dalla mamma”.

Eppure è così: i bambini piccoli dipendono in tutto e per tutto dai genitori; perché negarlo? Perché negare un bisogno primario e così splendidamente istintivo?

Se si recupera la consapevolezza dell’importanza del contatto e dell’ascolto, allora è possibile anche iniziare ad essere genitori – ad essere famiglia – in modo naturale ed emozionale. Famiglia ad alto contatto.

L’alto contatto è questo: essere coscienti dell’importanza dell’infanzia e dei suoi bisogni naturali, senza imporre ai bambini sovrastrutture “da adulti” che non devono né possono possedere.

In cosa consiste l’alto contatto, nella pratica?

Quando si accetta di vivere una relazione familiare ad alto contatto, per prima cosa si porrà attenzione all’ASCOLTO: i bisogni del bambino, così, saranno compresi e – alla fine – anche anticipati. Ci vuole tempo, calma, gentilezza… ma capire quegli esserini è davvero possibile.

Poi, l’alto contatto è… CONTATTO.

Questo non significa affatto viziare, anzi, statistiche dimostrano che bambini “ad alto contatto” hanno maggior confidenza nelle proprie possibilità e capacità e – ad esempio – imparano spesso a camminare prima degli altri, coscienti del fatto che avranno sempre le braccia dei genitori pronti ad aspettarli.

I gesti affettivi come cullare e abbracciare, ma anche il guardarsi e l’annusarsi, sono il modo migliore per aiutare il bambino a crescere avendo fiducia in se stesso. Sono tutti gesti che accrescono, infatti, il benessere psichico. Offrendo una base sicura al bambino, l’autonomia si svilupperà in modo sano.

Parte di questo è anche la scelta (o almeno il voler provare) ad allattare al seno a richiesta.

E, infine, uno dei fondamenti dell’alto contatto è quello di portare in fascia.

Nel primo periodo al di fuori dal pancione della mamma, infatti, il bambino ha bisogno ancora di completare la sua crescita e il suo sviluppo. E ciò di cui ha principalmente bisogno per farlo è proprio del contatto con la mamma. L’esogestazione fa sì che il bambino acquisti conoscenza di se stesso grazie all’esperienza del contatto visto che è proprio il tatto – a differenza della vista – ad essere il senso più sviluppato.

Il contatto “cuore a cuore” con i bambini, avvolti nelle fasce portabebè, contribuisce anche a promuoverne lo sviluppo fisico della colonna vertebrale e del sistema vestibolare, aiutando a prevenire displasia dell’anca ed alleviando le colichette gassose.

Poi, il babywearing aiuta molto le mamme a recuperare un po’ di indipendenza: la fascia lascia le mani libere e permette di occuparsi degli altri figli o (senza esagerare!) della casa e scongiura l’incorrere nel baby blues e nella depressione post-partum.

Foto copyrights credits © Samantha Carrirolo
@titosadventures

No Comments

Post a Comment